Perosi CD4
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Questo aspetto è particolarmente presente nel primo movimento.


Dissimili il secondo, “Adagio”, evocante i cupi accenti di una marcia funebre che nell’episodio centrale cede spazio ad un musicalissimo melodizzare contrappuntato da un ritmo ostinato a trame fitte della viola; ed il terzo, “Vivo”, scintillante e brioso, nel quale ricorre un inciso a ritmo puntato già presente, seppure con altro carattere, nell’”Adagio”.


Il Quintetto n. 2 in re minore vede la luce il 6 gennaio 1931 (Roma 17 inverno 930), influenzato dal cupo dolore provato da Perosi per la morte del fratello Cardinale Carlo, avvenuta il 22 febbraio dell’anno precedente; a lui saranno dedicati i successivi quintetti ed il Concerto per clarinetto e orchestra. Il conforto trovato dal compositore impegnato nel creare, quale gesto di deferente ossequio alla memoria del fratello, ha attinenza con un altro grande dolore toccatogli con la scomparsa del padre Giuseppe avvenuta il 25 novembre 1908; anche in quella occasione il pianto disperato si trasformò in inno esaltante di speranza innalzato con la stesura dei 16 quartetti.


Nel secondo quintetto il pianoforte è protagonista enunciando i temi, variandoli, ornandoli nelle riprese degli archi. Alcune eccentricità armoniche sono da segnalare: nella stagliata definizione del centro tonale “Re” minore – maggiore – minore dei tre tempi, il secondo spira imprevedibilmente in si minore ed il terzo, al pari del primo, conclude con una cadenza “a sorpresa” (terzo grado minore seguito dal primo grado).


Come già evidenziato, il comportamento creativo persiano cameristico meraviglia e sorprende per la mirabile abilità nel dipanare il discorso all’insegna della totale libertà del procedere; mai si accerta un ritorno al “detto” , allo sperimentato. Il fiuto compositivo conduce ossessivamente verso lidi desueti, attraverso sentieri non battuti, inesauribile nel prorompere irrefrenabile

Discography - CD 4

Sono gli elementi della discorsività polifonico-contrappuntistico-strumentale a pervadere il Quartetto n. 7 in Do maggiore. Nel susseguirsi dei tre movimenti,(Vivo – Adagio – Vivo), il mutar dell’espressione assume l’aspetto di una sofferta ricerca nella quale si trovano accomunati tremoli, strappate accordali, bicordi, fioriture virtuosistiche, ritmi irregolari, poliritmie, ostinati, contrasti fra effetti pizzicati e suoni legati, traumi dinamici, sbalzi agonici, componenti eterogenee di un’ansia esplorativa che assurge ad esaltazione creativa.


Il Quartetto n. 8,similmente al quinto,percorre nei tre tempi le tonalità d’impianto in mi minore, la minore e Sol maggiore, rivelando l’insofferenza per centri tonali definiti. Ma la stabilità armonica è contrastata dall’impiego di un cromatismo perpetuo, apportatore di impreviste svolte modulanti.

 Quintetto N.2 - Parte 1

 Quintetto N.2 - Parte 2

 Quintetto N.2 - Parte 3