Perosi CD2
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Perosi compose quattro Quintetti per archi e pianoforte tra il 1930 e il 1931 che proseguirono il colossale progetto cameristico concretato in circa 30 anni. Si tratta di opere ispirate, composte di getto, specchio di un estro incontenibile rispecchiato nella stessa disordinata grafia.


Il Quintetto n. 1 sboccia nel 1930 (una scritta alla conclusione recita: “Roma 17 inverno 930 / Tristezza infinita per la morte / del fratello Cardinale”); articolato in tre tempi, mosso-adagio-vivo, costituisce la prima esperienza del genere. Se i dati cronologici sono esatti, l’enorme esperienza accumulata con la stesura di innumerevoli forme cameristiche e sinfoniche protrattasi negli anni, è riversata nei quintetti, forse le ultime testimonianze nel fronte della creatività musicale pura.


Nel primo movimento l’interscambio degli aspetti melodici ed ornamentali fra archi e pianoforte è sì equilibrato da assurgere ad elemento portante. Il clima espressivo è dichiaratamente armonico-tonale ma, in questo ossequio alla spiritualità romantica, emergono tratti cromatici personali originalissimi.


L’Adagio, prende l’avvio al pari di un corale luterano esposto a dialogo fra il pianoforte e gli archi, corale che nelle successive riesposizioni è contornato da fitti disegni ascendenti e discendenti.

Il terzo movimento è preceduto da una didascalia suggestiva: “E’ l’imbrunire della sera in Santa Scolastica, i ragazzi del Collegio di San Benedetto, rievocano i motivi cantati nella giornata. Entrano in chiesa per la consueta orazione, mentre altri bambini sul piazzale della chiesa cantano “E’ arrivato l’ambasciatore”. La guardia suona il coprifuoco, indi la campana suona l’ora di notte. Tutti rincasano”.


All’inizio del brano è riportata la frase “Emicat meridies in festa S.Scholastica”. L’episodio consta di una travolgente illustrazione musicale dei contenuti descrittivi enunciati.

Ai gioiosi motivi “a filastrocca” si affianca il tema gregoriano dell”Ite missa est”, tratto dalla messa “Orbis Factor”, trasformato in inciso melodico tematico.


Alla citazione gregoriana “Emicat meridies” iniziale si contrappone il tema di “E’ arrivato l’ambasciatore” che si compiace di aspetti politonali. L’orgia sonora, esaltata da poliritmi e da ardite dissonanze s’interrompe alla citazione di un “cactus firmus” a suoni lunghi (“la campana”), che esprime curiose assonanze con i rintocchi delle campane dell’Abbazia di Westminster. Il Quintetto spira con la ripresa dell’introduzione.

La prima esecuzione avvenne presso la Sala Borromini in Roma con l’autore al pianoforte.

Discografia - CD 2

Il Trio n.1 rappresenta una scrittura sapiente connotata dall’impiego del contrappunto e dalla polifonia. Gli strumenti protagonisti, violino, viola e violoncello, dipanano trame all’insegna di una sorprendente evoluzione linguistica. I tre movimenti rappresentano l’alternanza canonica (il tempo centrale espressivo contornato dagli estremi celeri) e, soprattutto, evidenziano una ricerca ritmica ed armonica estremamente emancipata.


Il ritmo è il grande protagonista del Quartetto n.4; serpeggia nei tre movimenti, adagio-barcarola-con moto, e si veste di innumerevoli gesti. Una irrefrenabile fantasia esalta il discorso e la cristallinità degli intrecci rende l’ascolto avvincente, al pari dell’udibilità di un’improvvisazione. Influssi popolari melodici trapelano nella “Barcarola”, fluente e sinuosa nell’ondeggiante ritmo arcadico.



 Quintetto N.1 - Parte 1

 Quintetto N.1 - Parte 2

 Quintetto N.1 - Parte 3