Perosi CD5
Duo Bianchi Demicheli - Home Page Home Eventi Biografia Discografia Ascolti Galleria Contatti e Links Ensemble Perosi L'Archicembalo

possanza e di carattere, un plastico tema melodico affidato ai violini e contrappuntato da un temerario disegno della viola e un’interiezione lenta che esplora con arditezza dissonanti climi armonici.


Originalissimo il secondo movimento, contornato da un inatteso pizzicato. Palpitante il terzo tempo che vive della personalità delle linee orizzontali pervase da irrequietezze ritmiche, melodiche ed armoniche.

Nel Quartetto n. 10 si assiste ad un processo di spoliazione della materia sonora. Al di là di alcuni passaggi arpeggiati nel primo e nel secondo movimento, il flusso creativo si snoda con pacatezza e con levigatezza. Si coglie quasi l’impressione che il compositore, dopo l’irrequieto esplorare dei primi nove quartetti, si abbandoni a riflessioni e meditazioni.


Non mancano intuizioni a sorpresa: il soffice andamento di danza ostinato nel primo tempo, il lirismo drammatico-espressivo del secondo tempo, la citazione melodico modale iterata del terzo tempo sul tempo gregoriano del “Ite Missa Est”. Le due produzioni quartettistiche, che si collocano al centro del percorso creativo del genere, segnano una tappa significativa nella originalissima esperienza persiana che si libra nella completa e totale libertà espressiva.


La classica trama del quartetto d’archi si arricchisce, nel Quintetto n. 3, dell’apporto del pianoforte. Perosi tratta l’enorme potenzialità sonora dello strumento con discrezione, incastonandone la polpa timbrica nell’essenziale tessuto degli archi. Il principio dialogante è alla base del discorso musicale che si sottrae dal rigido schematismo dei ricorsi tematici, dei prevedibili sviluppi. Dopo il fluido scorrere del primo tempo, l’adagio del secondo vive di un sereno corale, ripreso da violini e viola; ma la vera sorpresa è insita nel terzo tempo ove, dopo un frizzante avvio, si eleva la melodia di “Addio, Tortona addio” che non è che la rivisitazione del celeberrimo motivo popolare “Addio mia bella addio!”.


Il quintetto, bruciati gli ultimi guizzi che circondano il tema citato, si spegne nella riesposizione del tema dell’adagio del secondo tempo. Fu lo stesso Perosi a sperimentare al pianoforte gli esiti preannunciati dalla scrittura rendendo in tal modo testimonianza in prima persona delle felici intuizioni linguistico-musicali.

L’avvicinamento al violoncello avviene nel 1902 con l’Elegia dedicata a Fernando Frasnedi ed al battesimo prestigioso di Casa Ricordi. E’ una pagina ricca di pathos e di struggente clima meditativo impreziosita dalla cantabilità dell’arco e della raffinatezza armonica.

Discografia - CD 5

Il Trio in Mib Maggiore, in un solo movimento, è di incerta datazione. Nel manoscritto trovasi vergata , da altra mano, la scritta “foglio ritrovato entro un fascicolo di contrappunti scolastici”. La stesura suffraga tale indicazione a cagione della linearità della scrittura che, in embrione, rivela una sensibilità cameristica, un po’ accademica nell’individuazione dei procedimenti imitati.


I Quartetti nn. 9 e 10 nascono a poche settimane di distanza. Si può affermare che ognuno rappresenta un caso a sé, riflessione peraltro estendibile alla completa produzione quartettistica. Il Quartetto n. 9 in re minore espone i tre movimenti con caratteristiche totalmente dissimili. Nel “Maestoso” introduttivo sono tre gli elementi espressivi di spicco: l’episodio di avvio, che riappare nel corso dell’eloquio, accordale, ricco di

 Quintetto N.3 - Parte 1

 Quintetto N.3 - Parte 2

 Quintetto N.3 - Parte 3