Perosi CD7
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All’interno di un discorso formalmente ed espressivamente imprevedibile, quasi con ossessione, par risuoni una confessione ricorrente con ostinazione nelle dichiarazioni del musicista: “Le mie composizioni non hanno alcun valore. Non sono capace di seguire il movimento moderno, sono rimasto indietro, e tali mie pagine non valgono la pena di essere udite”. Il presagio, per un cumulo di ragioni storiche, si è in realtà avverato se si giunge soltanto ora al primo ascolto.


Una recente ricostruzione della cronologia creativa permette di collocare i parti quartettistici iniziati esattamente il 26 Agosto 1928 con il quartetto n.1 e conclusi il 20 Febbraio 1931 con il quartetto n.16, alcuni datati con precisione”tradizionale”, altri circondati da misteriosi dati (“Roma 10 primavera 9”, nel quartetto n.11) riferentesi ad una estrosa riforma del calendario secondo la pulsazione della stagioni. Avrebbero, secondo notizie non documentate, dovuto essere diciotto ma al presente la sorprendente esperienza si arresta all’opera sedici. Di certo, se un’analisi si presenta irta di problematiche per i primi dodici, dal tredicesimo innanzi l’indagine sconcerta.


L’avvincente avvenuta dei quartetti che, al pari dei quintetti per archi e pianoforte, sgorgavano a distanza di due o tre giorni (incredibile!) ebbe testimoni periti attivi nell’ambiente romano che, assoldati dal Maestro, si riunivano nella sua casa al S.Uffizio i lunedì sera per collaudare i prodotti sbocciati con freschezza. Era lo stesso autore che allestiva le parti copiandole di proprio pugno e, su di esse, annotava con scrupolosa minuzia ed umiltà i suggerimenti degli interpreti.


Il Quintetto n.4 per archi e pianoforte chiude il 28 Marzo 1931 l’esperienza creativa iniziata con il primo, l’8 Gennaio dello stesso anno. Tutti risentono del dolore per la dipartita del fratello Carlo, cardinale (“Tristezza infinita per la morte del Fratello Cardinale”) e, in realtà, testimoniano la confessione dell’animo esacerbato e ferito dal dramma dell’estinzione. In essi figurano le canoniche indicazioni della data di composizione secondo il calendario riformato inteso dall’autore (“Roma, 7 Primavera 10, nel quintetto n.4”) incentrato sui cicli delle stagioni e sui giorni connessi unitamente al riferimento d’obbligo con l’anno 1921, anno dei vegetariani. La folgorante progressione – quattro quintetti in neppure tre mesi – è indice dell’urgenza incontenibile dell’esprimere, balsamo con probabilità della “tristezza infinita”. Similmente ai precedenti il quintetto n.4 traduce la forma concertante ove il pianoforte si innesta nell’ordito degli archi e, in sintonia, tesse un’avvincente e zampillante trama, inesausta nella sua rigogliosità e spontaneità.

Discografia - CD 7

I quartetti per archi nn.13-14, ricollegantisi ai nn. 11-12, a differenza dei precedenti nati sotto il segno del rispetto e della riconoscenza per il padre(“Alla memoria del Maestro Giuseppe Perosi”, così recitano le dediche) sin dal 1928, hanno ombre enigmatiche su di essi: innanzitutto la dedica, in realtà ‘ autodedica ’ (“A Lorenzo Perosi junior vegetariano”), sintomatica di uno stato fisico-psicologico fragile e scosso, eppoi quella cappa di dolore provocata dalla scomparsa nel 1930 del fratello Carlo e ricollegatesi alla morte del padre Giuseppe nel 1908 e della madre Carolina Guala nel 1922, eventi luttuosi sentiti drammaticamente.


Contenutisticamente segnano un divenire spregiudicato, avveniristico e quasi temerario.

 Quintetto N.4 - Parte 1

 Quintetto N.4 - Parte 2

 Quintetto N.4 - Parte 3