Perosi CD8
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Di certo, se un’analisi si presenta irta di problematiche per i primi dodici, dal tredicesimo innanzi l’indagine sconcerta. L’estrosità imprevedibile che è un pò la cifra ricorrente in particolar modo della composizione musicale ‘pura’, da camera e d’orchestra, s’accresce vieppiù con il progredire dell’assuefazione alla forma; i segni già adombrati in esperimenti precedenti si intensificano a dismisura inanellando armonie sconvolgenti e traumatiche, ritmi arditissimi, forzature virtuosistiche, sincronie perigliose, estensioni temerarie, timbriche inusitate.


La sorpresa è la costante perpetua, quasi riflesso di una forse inconsapevole improvvisazione ‘caduta’ sulla carta con gli inevitabili limiti dell’azione: i manoscritti ‘parlano’ di ciò offrendo errori, distrazioni, manchevolezze, ripensamenti, cancellature, suggerimenti, non dovuti ad imperizia ma conseguenti all’assillo creativo.


L’avvincente avventura dei quartetti che, al pari dei quintetti per archi e pianoforte, sgorgavano a distanza di due o tre giorni (incredibile!) ebbe testimoni periti attivi nell’ambiente romano che, assoldati dal Maestro, si riunivano nella sua casa al S. Uffizio i lunedì sera per collaudare i prodotti sbocciati con freschezza: il ‘Quartetto dell’Accademia di Santa Cecilia’ (Remy Principe, primo violino, Ettore Gandini, violino secondo, Giuseppe Matteucci, viola, Luigi Chiarappa, violoncello), il ‘Quintetto della Società Romana’ (Giovanni Sgambati, pianoforte, Tito Monachesi, primo violino, Enrico Masi, secondo violino, Romolo Jacobacci, viola, Ferdinando Fiorino, violoncello), il ‘Quartetto di Roma’ (Oscar Zuccarini, primo violino, Francesco Montelli, secondo violino, Aldo Perini, viola, Luigi Silva, violoncello) e il ‘Quartetto Italiano’ (Armando Delle Fornaci, primo violino, Ettore Gandini, violino secondo, Giuseppe Matteucci, viola, Luigi Chiarappa, violoncello).


Era lo stesso autore che allestiva le parti copiandole di proprio pugno e, su di esse, annotava con scrupolosa minuzia ed umiltà i suggerimenti degli interpreti.


Dal sodalizio con il violinista ungherese Franz von Vecsey, residente a Roma e coniugato con la contessa Baldeschi, nacquero il Concerto n.1 per violino e piccola orchestra (1903-4) ed il Tema con variazioni per violino e pianoforte, edito da Ricordi nel 1914. In quest’ultimo l’estrosità perosiana si coniuga con l’esaltazione violinistica che, in ogni caso, non assurge a evento prevaricante; il pianoforte partecipa all’eloquio discorsivo impreziosendo ancor più la versatilità espressiva del solista. Tema con Variazioni - Andante - Parte 1


Tema con Variazioni - Presto - Parte 2


Tema con Variazioni - Andante - Parte 3

Discografia - CD 8

Il presagio, per un cumulo di ragioni storiche, si è in realtà avverato se si giunge soltanto ora al primo ascolto. Una recente ricostruzione della cronologia creativa permette di collocare con estrema esattezza i parti quartettistici iniziati esattamente il 26 agosto 1928 con il quartetto n. 1 e conclusi il 20 febbraio 1931 con il quartetto n. 16, alcuni datati con precisione ‘tradizionale’, altri circondati da misteriosi dati (“Roma 10 Primavera 9”, nel quartetto n. 11) riferentesi ad una estrosa riforma del calendario secondo la pulsazione delle stagioni.


Avrebbero, secondo notizie non documentate, dovuto essere diciotto ma al presente la sorprendente esperienza si arresta all’opera sedici.

 Tema con Variazioni - Andante - Parte 1

 Tema con Variazioni - Presto - Parte 2

 Tema con Variazioni - Andante - Parte 3